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Città della Pieve
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mwhqCittà della Pieve è un mwhgcomune italiano di mwhw7 356 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] della mwjaprovincia di Perugia in mwjqUmbria.
È situata su un colle, a circa 508 mwjwm mwkas.l.m., dominante la mwkqVal di Chiana, a pochi chilometri dal confine tra mwkgUmbria e mwkwToscana. Città medievale, è costruita per un buon 70% in mattoni a vista. Fa parte della mwlacomunità montana Monti del Trasimeno e dell'Unione dei Comuni del Trasimeno.
Contents
• Storia
• La Rocca
• Altro
• Società
• Strade
• Ferrovie
• Cultura
• Media
• Cinema
• Arte
• Eventi
• Economia
• Note
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Geografia fisica
«Ci fronteggiava Città della Pieve. Ma la bellezza non è tanto la vastità, la gittata aerea di questo pendio e di questa valle, quanto l'incredibile turchino delle colline, e come questo turchino cominci dove si attenderebbe ancora il verde, e sia intenso, e preparato dai bagliori rossastri della terra, proprio come quei fondi azzurri che, nel Trecento, per rappresentare il cielo, venivano preparati in terra rossa.»
(Cesare Brandi, Terre d'Italia, Roma, Editori Riuniti, 1991, pp. 274-275)
Città della Pieve è in mwmqUmbria, ma è situata a quattro chilometri dal confine con la mwmgToscana. Scorre nel territorio comunale il fiume mwmwNestore per circa due chilometri, che nasce a mwnaMonteleone d'Orvieto, distante circa otto chilometri da Città della Pieve.
• mwnwClassificazione climatica: zona E, 2306 GR/G
Storia
Le origini del paese risultano difficili da ricostruire e sono tuttora avvolte da un fitto velo di incertezza, soprattutto per quanto riguarda i secoli più antichi. Le testimonianze storiche sono scarse e frammentarie, e il silenzio delle fonti è tale che il nome del luogo compare raramente nella storiografia fino a un periodo relativamente tardo, poco precedente all’anno Mille.
A sottolineare questa mancanza di notizie è lo storico Ferdinando Ughelli, il quale descrive il paese come una Plebana Civitas, divenuta in seguito Castellum Nobile, ma rimasta sostanzialmente oscura, poiché priva di riferimenti negli scrittori più autorevoli del passato:
“Plebana Civitas, iam Castellum Nobile, sed obscurum, utpote cuius apud nobiliores scriptores nulla omnino mentio extet.”
Questa osservazione evidenzia come l’assenza di fonti non derivi da una mancanza di importanza assoluta del luogo, ma piuttosto da una tradizione storiografica che lo ha a lungo ignorato.
Una possibile spiegazione di questo persistente silenzio è legata al fatto che, prima della diffusione del cristianesimo, il paese fosse conosciuto con un nome diverso, oggi non più identificabile con certezza. Alcuni autori locali e seicenteschi hanno tentato di colmare questo vuoto attraverso ipotesi e tradizioni. In particolare, Giovanni Guiducci, nel Ragguaglio storico di Città della Pieve (1686), afferma che il colle su cui sorge l’abitato fosse anticamente chiamato Monte di Apollo, suggerendo un possibile legame con culti pagani precristiani.
Altri studiosi, come Riccoboni, propongono denominazioni differenti, tra cui Castelforte di Chiuscio, mentre ulteriori tradizioni riportano i nomi di Salapia o Castrum Salapinum. Tuttavia, tali attribuzioni restano prive di riscontri documentari certi e devono essere considerate con cautela, come espressione della cultura storica del tempo più che come dati accertati.
Alla scarsità delle fonti antiche si aggiunge un ulteriore elemento determinante: la limitata attenzione degli abitanti, nel corso dei secoli, alla registrazione e alla conservazione delle memorie locali. Archivi e documenti sono andati in gran parte perduti a causa di guerre, conflitti tra fazioni, incendi e delle difficili condizioni storiche e sociali del passato. Questa continua distruzione di testimonianze scritte ha contribuito in modo decisivo a rendere complessa, se non impossibile, una ricostruzione completa delle origini più remote del paese.
Di conseguenza, la storia delle prime fasi dell’insediamento rimane oggi affidata a poche citazioni, a ipotesi erudite e a tradizioni locali, che costituiscono un patrimonio culturale prezioso ma non sempre verificabile. La ricerca storica moderna continua pertanto a confrontarsi con queste lacune, cercando di integrare le fonti scritte con l’archeologia e lo studio del territorio.
Epoca etrusca
In assenza di testimonianze scritte dirette, è tuttavia possibile affermare con certezza che il colle sul quale sorge Città della Pieve fu abitato fin dall’antichità più remota. Tale continuità insediativa è comprovata dai numerosi rinvenimenti archeologici effettuati nel territorio circostante, tra cui idoletti, urne sepolcrali, vasi balsamari, lucerne funerarie ed emblemi del culto pagano. Scoperte di questo tipo risultano documentate già nel corso del Settecento. In una dichiarazione datata 24 dicembre 1777, il gonfaloniere Francesco Smaghi attesta infatti il rinvenimento, nelle immediate vicinanze della città, di vasi etruschi, cinerari, lapidi e iscrizioni, nonché di marmi scolpiti con raffigurazioni di divinità, danzatori e scene di battaglia, oltre a utensili destinati ai sacrifici. Tra i reperti di maggiore rilievo è inoltre ricordato un candelabro di singolare fattura, successivamente trasferito a Roma ed entrato a far parte delle collezioni del Museo Clementino.
Ulteriori e rilevanti scoperte si verificarono nel 1864 nel podere denominato “Palazzaccio”, dove vennero alla luce numerose tombe contenenti urne di alabastro. Una di esse, ornata da bassorilievi di eccezionale pregio, fu venduta al Museo Nazionale di Londra. Le indagini sui materiali consentirono di accertare che la maggior parte delle urne apparteneva a membri della famiglia dei Purni (lat. Furini o Purii). Il proprietario del fondo, Pietro Giorgi, provvide a raccogliere ed esporre i reperti nel proprio Palazzo Taccini, dando così visibilità a una ricca suppellettile funeraria composta da ceramiche figurate, vasi di bucchero dalle fogge rare, ossari fittili e in travertino, oggetti di oreficeria, utensili metallici, armi e piccoli manufatti in vetro e terracotta.
Il complesso dei materiali rinvenuti comprende non soltanto oggetti di uso quotidiano, ma anche manufatti destinati a premi di giochi solenni, a doni nuziali e all’ornamento degli ambienti domestici. Secondo un uso attestato nella prassi funeraria etrusca, tali oggetti venivano deposti nelle tombe insieme a quelli che il defunto aveva particolarmente apprezzato in vita. Alcuni esemplari, giunti in uno stato di conservazione eccezionale, presentano iscrizioni greche e decorazioni di notevole qualità artistica. Nel loro insieme, i reperti possono essere riferiti a un arco cronologico compreso tra il II e il VII secolo a.C.
Nel 1880 fu scoperta casualmente una grande tomba a camera scavata nel tufo, lungo la strada che collega Città della Pieve a Chiusi. Sebbene la parte principale risultasse già esplorata e spogliata in epoca antica, la porzione rimasta inesplorata restituì urne con specchi di bronzo e altri elementi della suppellettile funeraria. Successivamente, nel marzo del 1884, ulteriori tombe furono individuate lungo la linea ferroviaria tra Chiusi e Città della Pieve. I materiali recuperati furono donati dalla Direzione delle Ferrovie al Museo Archeologico di Firenze e descritti dal prof. E. Milani nel periodico Notizie degli Scavi (1884, p. 100).
Un ulteriore rinvenimento di particolare interesse avvenne nel 1888, quando un’urna di alabastro policromo fu scoperta nei pressi della città, come riportato dall’Archivio Storico per le Marche e per l’Umbria (vol. IV, p. 769). Tra la fine del XIX secolo e i primi anni del XX, Pietro Giorgi promosse nuovi scavi nei suoi terreni in località Torraccia, dai quali provennero numerosi cinerari e tegoli iscritti. Sedici di questi reperti furono pubblicati nell’Additamentum del volume I del Corpus Inscriptionum Etruscarum (nn. 4832–4891) e venduti nel 1896 al Museo Archeologico di Firenze. Le iscrizioni menzionano, tra le altre, le famiglie Gavii, Varii, Largii, Parii e Sentii. Il medesimo Corpus Inscriptionum Etruscarum riporta inoltre una relazione del comm. B. Nogara, direttore dei Musei Vaticani, relativa ad altri importanti materiali provenienti dagli scavi Giorgi.
Nel complesso, sebbene le evidenze archeologiche attestino una frequentazione del territorio di Città della Pieve fin dall’epoca più antica, non emergono elementi sufficienti per identificarvi la sede di una vera e propria città etrusca. È invece più verosimile che l’area rientrasse nella circoscrizione di Chiusi, il cui territorio, in questo settore, doveva estendersi fino a Ficulle e al fiume Paglia, confinando direttamente con quello di Orvieto.
Epoca romana
L’ipotesi di una frequentazione o di un insediamento sul colle in epoca romana si fonda principalmente su testimonianze di età moderna, in particolare su fonti del XVIII secolo. Alcuni autori di tale periodo riferiscono infatti dell’esistenza, nell’orto di San Francesco, di una lapide che menzionava il centro come municipio romano. Tuttavia, poiché il reperto non è più reperibile, tale informazione non può essere verificata direttamente e va considerata con cautela.cite-ref-1-4-0[4]
La tradizione locale collega questa presunta presenza romana alla distribuzione di terre ai veterani di Silla, successiva alla vittoria riportata nell’83 a.C. (anno 667 di Roma) sulle truppe mariane guidate da Carbone nella pianura della Chiana. Anche in questo caso, in assenza di fonti archeologiche o documentarie coeve, l’attribuzione rimane di carattere ipotetico.cite-ref-1-4-1[4]
Secondo le descrizioni tramandate, la lapide presentava figure di combattenti scolpite in bassorilievo e un’iscrizione in caratteri ormai fortemente deteriorati, leggibile solo in forma frammentaria:cite-ref-1-4-2[4]
“GEN. MUN. LEG. MAN. C. F. L.”
Le interpretazioni proposte dagli eruditi del tempo — che vi riconoscevano riferimenti al Genio Municipale e alla Legio Manilia — non possono oggi essere confermate e restano pertanto congetturali.cite-ref-1-4-3[4]
Bocci, nel suo manoscritto storico, dichiara di aver visto personalmente la lapide in gioventù; egli segnala tuttavia che questa scomparve in seguito e ne ignora l’eventuale collocazione, avanzando l’ipotesi che possa essere stata riutilizzata come materiale da costruzione durante l’edificazione della nuova chiesa di San Francesco. Anche tale informazione, pur interessante, si basa su una testimonianza indiretta.cite-ref-1-4-4[4]
A sostegno di una presenza romana nel territorio vengono inoltre citati vari rinvenimenti archeologici sporadici, quali monete, oggetti di uso comune e presunti resti di strutture idrauliche, nonché il tracciato dell’antica Via Cassia. Si segnala inoltre il ritrovamento di una urna cineraria con iscrizione latina, contenente le ceneri di Tannia Stazia, rinvenuta nel poggio olivato del podere Ripavecchia; questo elemento costituisce uno dei pochi dati di natura epigrafica effettivamente documentati.cite-ref-1-4-5[4]
Altri manufatti, come il pozzo del Casalino e la torre del pubblico, sono talvolta ricondotti a epoche antiche sulla base di caratteristiche costruttive, sebbene manchino studi stratigrafici o analisi archeologiche che ne consentano una datazione certa.cite-ref-1-4-6[4]
Epoca cristiana
Città della Pieve era già un insediamento di origine romana quando il Cristianesimo iniziò a diffondersi nell’Italia centrale. Sebbene non sia possibile stabilire con precisione l’anno né il predicatore che per primo annunciò la nuova fede agli abitanti del colle, il contesto storico e territoriale consente di ipotizzare una cristianizzazione relativamente precoce, probabilmente entro il II secolo d.C.
È attestato che a Perugia il Cristianesimo fosse professato fin dall’inizio del II secolo e che la comunità locale avesse come guida San Costanzo, martirizzato intorno al 165. La sua morte non segnò la fine della presenza cristiana, ma contribuì al consolidamento della comunità. A questa fase si collegano le testimonianze di altri martiri, tra cui San Fiorenzo, ucciso nel 253 durante la persecuzione di Decio, e San Ercolano, caduto nel VI secolo sotto Totila.
Nel medesimo periodo sono documentate comunità cristiane a Siena, Cortona, Arezzo, Spoleto e Orvieto, a conferma di una diffusione ormai estesa della nuova religione nell’Italia centrale. Il Cristianesimo, giunto a Roma verso la metà del I secolo, si irradiò progressivamente lungo le principali vie di comunicazione.
Particolarmente significativo è il caso di Chiusi, città allora popolosa e di grande rilievo, che accolse il Cristianesimo già nel II secolo. Gli Atti del martirio di Santa Mustiola, redatti nel V secolo secondo la tradizione riportata dai Bollandisti, ricordano che nel 275 l’imperatore Aureliano fu informato del crescente numero di cristiani presenti in città e inviò un funzionario incaricato di perseguirli. Le catacombe e le numerose epigrafi cristiane attestano tuttavia una presenza cristiana ben precedente.
La posizione geografica di Città della Pieve, prossima a Chiusi e inserita in un territorio già coinvolto nel processo di cristianizzazione, rende verosimile che anche il centro pievese abbia accolto il Cristianesimo in una fase relativamente antica. In assenza di fonti dirette, tale ricostruzione resta fondata su indizi storici e archeologici, coerenti con il quadro generale della diffusione della nuova religione nell’Italia centrale tra II e III secolo.
mwdwEpoca medioevale
Nel medioevo la città, allora chiamata "Castel della Pieve", fu libero Comune sotto l'imperatore mweqFederico II fino al 1250 quando fece atto di sottomissione a Perugia.cite-ref-5[5] Il borgo era suddiviso in tre rioni, Borgodentro, Castello e Casalino, chiamati terzieri,cite-ref-0-6-0[6] ognuno dei quali esprimeva un priore e nominava i membri delle assemblee consiliari.cite-ref-7[7] Oltre che suddivisioni amministrative, i terzieri corrispondevano anche alle antiche Compagnie Urbane che si radunavano nelle parrocchie e si esercitavano in mwhg"guerre piacevoli contro le fiere come la caccia del toro, bufalate e cose simili"; erano presiedute da un mwhwCapitano e da un mwiaGonfaloniere incaricato di frenare i tumulti.cite-ref-0-6-1[6]
Nella Rocca, dopo una breve prigionia, mwjgPaolo Orsini e Francesco Orsini duca di Gravina furono uccisi il 18 gennaio 1503cite-ref-8[8]cite-ref-dizbiog-9-0[9], a seguito della mwmastrage di Senigallia.
L'abitato e il territorio di Città della Pieve rimasero duramente coinvolti nel conflitto denominato mwmgguerra di Castro, combattuto fra lo mwmwStato Pontificio e il mwnaDucato di Parma per ottenere il controllo del ducato laziale. Il 1º ottobre 1642 mwnqOdoardo I Farnese Duca di Parma fece ingresso nella città alla testa del suo esercito, con l'intenzione di fermarsi per una sola notte, in attesa che il suo ambasciatore a Roma Monsignor de Lyon trattasse un accordo con mwngpapa Urbano VIII. In realtà le truppe si trattennero per più giorni e i soldati, rimasti senza soldi e vettovagliamento, si diedero al saccheggio della Città e delle campagne fino al 10 ottobre, quando Odoardo decise di muovere il suo esercito in direzione del territorio mwnwViterbese. Agli inizi del 1643 il Granduca di Toscana mwoaFerdinando II dei Medici strinse un'alleanza con la famiglia Farnese per contrastare le mire espansionistiche del Papa, a tale alleanza aderirono anche il mwoqDucato di Modena e la mwogRepubblica di Venezia.
Nei primi giorni di giugno le truppe del Granduca, guidate dal principe mwpaMattias e da mwpqAlessandro del Borro, lasciarono l'accampamento di mwpgMontepulciano per muovere in direzione del confine con lo stato Ecclesiastico. L'esercito toscano raggiunse Città della Pieve in quel periodo difesa da pochi uomini armati posti al comando del Maggiore Frizza Napolitano che rifiutò di consegnare la città agli invasori e deciso a difenderla con tutte le sue forze. L'esercito Papale, accampato a mwpwCapodimonte, non intervenne in soccorso della città assediata, nonostante le disperate richieste inviate da Frizza Napolitano per mezzo di numerose staffette.
Il 19 giugno il consiglio di Guerra pievese trattò una resa e consegnò la città alle truppe del Granduca. Il principe Mattia pose al comando di Città della Pieve il Cavaliere Niccolò Brandolini Fiorentino, che, per assicurare la difesa delle mura cittadine, fece chiudere con un terrapieno la porta Romana e aprì la porta Castello, quest'ultima meglio difendibile. Numerosi furono i nobili ed ecclesiastici pievesi trattenuti in ostaggio e inviati a Firenze come prigionieri di guerra.
Furono notevoli le devastazioni che Città della Pieve dovette sopportare durante il periodo di occupazione militare da parte dell'esercito fiorentino. Alcuni rioni di case vennero demoliti, i contadini assaliti e privati dei loro averi, dalla chiesa cattedrale furono asportati numerosi arredi e molto alte furono le tasse richieste ai cittadini pievesi.
Il 7 aprile la città fu raggiunta dalla notizia che un trattato di pace era stato firmato tra lo stato Pontificio e il Duca di Parma: pertanto qualsiasi ostilità fu da quale momento proibita. Il 19 luglio 1644 l'esercito del Granduca lasciava Città della Pieve riconsegnandola all'autorità della Santa Sede.
Città della Pieve è anche nota per essere stata la città natale di mwraCesare Orlandi (1734-1779), autore dell'opera mwrqDelle città d'Italia e sue isole adjacenti [sic] compendiose notizie (1770-1778). L'opera è una preziosa fonte di informazioni per parecchie città italiane fino al Settecento. È rimasta incompiuta a causa della morte prematura dell'autore e le città trattate vanno dalla lettera A alla lettera C.
Monumenti e luoghi d'interesse
Palazzo della Corgna
Situato vicino alla cattedrale, fu fatto edificare, su progetto di mwugGaleazzo Alessi (1555/63) che utilizzò i modelli del mwuwVignola, da mwvaAscanio della Corgna, marchese di Castel della Pieve, e dal fratello mwvqcardinale Fulvio: gli interni furono decorati da Salvio Savini e dal mwvgPomarancio (tra cui il mwvwConvito degli Dei), autori degli affreschi del mwwapalazzo ducale di Castiglione del Lago.
Torre del Pubblico
La Torre Civica, conosciuta anche come Torre del Pubblico, è uno dei monumenti medievali più antichi di Città della Pieve. Fu edificata in un periodo in cui la città si stava affermando come libero comune. Nei secoli ha avuto diverse funzioni: campanile, torre dell’orologio e punto di controllo strategico.
Guardando la torre appaiono evidenti almeno due distinte fasi costruttive di epoche diverse. La parte in basso in travertino, a filari squadrati è di molti secoli precedente il 1000 e sicuramente di altezza superiore della attuale. Indicata con il nome di "Turris S. Gervasci", poiché costruita nelle vicinanze della chiesa di San Gervasio, aveva finestre bifore, trifore e quadrifore con un ingresso ad arco pieno tipico dello stile romanico. In un secondo tempo, tra la seconda metà del XIV secolo e la prima del XV, non si sa se per esigenze militari o semplicemente perché rovinata, fu alzata di 7mwxa m e fu cambiato lo stile adoperando il mattone, si chiusero alcune finestre per aumentarne la stabilità e ne furono aperte altre. La torre era isolata dalla chiesa, ma alla fine del XVI secolo la cattedrale venne ampliata e prolungata addossando la facciata alla torre senza però rispettare alcun criterio estetico. Il suo basamento è di forma quadrata con un lato di 6mwxq m, mentre la sua altezza è di 39mwxg m.
La Rocca
A seguito dei disordini succedutisi nei primi decenni del secolo XIV, i Magistrati di Perugia con bando del 18 dicembre 1326 ordinarono che vi si fabbricasse una Rocca lungo le mura presso il "Cantone del Frontone" con una spesa di 4.750 fiorinicite-ref-10[10]. Il complesso difensivo era originariamente caratterizzato da un sistema di cinque torri, ognuna con una specifica funzione strategica, la Torre del Castellano, al tempo dotata di ponte levatoio e diretta ad avere il controllo del centro abitato, la Torre del Prato usata per il presidio della vicina Porta Perugina, la Torre Maestra, la Torre del Frontone in parte mozzata e anch'essa originariamente munita di ponte levatoio per permettere l'accesso rapido alle truppe perugine, l'ultima torre è stata demolita nel XVIII secolo ed era originariamanete diretta al controllo del Borgo Dentro.cite-ref-11[11]
Vicolo Baciadonne
Andando per via Santa Maria Maddalena si trova il famoso vicolo Baciadonne, ritenuto uno delle vie più strette d’Italia, sorto probabilmente a causa di una lite fra confinanti. La denominazione, già rintracciabili nelle piante del XIX, è da mettere in riferimento all’arguta fantasia popolare. Percorso il vicolo si apre una splendida veduta sulla Chiana e il Cetona.cite-ref-12[12]
Terrazza panoramica San Pietro
L'area della chiesa di San Pietro si arricchisce di un nuovo elemento di grande valore paesaggistico e architettonico: una passerella pedonale sospesa lunga 31 metri , realizzata in acciaio corten e dotata di un sistema di illuminazione a LED. L'opera, concepita nel rispetto dell'identità storica e urbana del contesto, si inserisce con equilibrio nel tessuto della città, offrendo al contempo un suggestivo affaccio panoramico verso il Monte Cetona. Il sito, già di per sé carico di fascino, risulta ulteriormente valorizzato dalla presenza del dipinto del Perugino raffigurante Sant'Antonio Abate tra i Santi Paolo Eremita e Marcello, elemento artistico di rilievo che contribuisce a definire il carattere culturale e spirituale del luogo.cite-ref-13[13]
Architetture religiose
La concattedrale dei Santi Gervasio e Protasio
Il mw5qLiber Pontificalis di Anastasio Bibliotecario del IX secolo ci dà notizia che una matrona romana, mw5gVestina, vissuta nel IV secolo, possedeva tenimenti presso questo colle e presso mw5wFondi, città del mw6aLazio. Successivamente alla loro vendita innalzò in mw6qRoma una chiesa dedicata ai SS. Martiri Gervasio e Protasio (oggi mw6gSan Vitale). La coincidenza che nelle due cittadine vi fosse lo stesso culto ai SS Gervasio e Protasio e che vi sia una chiesa a loro dedicata fa pensare che la matrona Vestina fu presa da entusiasmo per le meravigliose cose nello scoprimento delle Sante Reliquie di questi martiri, tanto da riuscire a coinvolgere gli abitanti di queste città nella venerazione di questi Santi.
La concattedrale è la chiesa più antica, situata nel punto più alto della città, e divenne cattedrale dopo il 1600. Non si conoscono grandezza e forma del primo tempio pagano, mentre sono visibili i resti e le decorazioni romaniche. Nel 1530 si decise di rinnovare la tribuna e l'abside, ma i lavori ebbero inizio mezzo secolo più tardi da Niccolò di Pietro che l'alzò di qualche metro, l'allargò e l'allungò fino a congiungerla con la mw7aTorre Pubblica e costruì la gradinata in pietra serena davanti alla porta. mw7qAntonio Circignani dipinse nel 1598 le pareti della tribuna e la calotta del coro ma le sue pitture furono danneggiate da un fulmine (1783) che si abbatté sulla tribuna. Rimane oggi visibile solamente il mw7gPadre Eterno circondato da Angeli nell'abside.cite-ref-14[14]
La copertura con capriate crollò nel 1667 e successivamente venne ricostruita a volta. Tra il 1693 e il 1708 vennero edificate le cappelle laterali. Nel 1738 venne eretto il campanile. Nell'abside, sopra il coro, si ammira una tavola di mw9aPietro Perugino raffigurante mw9qLa Madonna fra i santi protettori Gervasio e Protasio, che tengono in mano due orifiammi con l'antica arme cittadina e i SS Pietro e Paolo. Nelle cappelle si possono ammirare opere di allievi del mw9gPerugino come mw9wDomenico Paride Alfani e Giacomo di Guglielmo oltre alla tela d'altare realizzata da mw-aNiccolò Circignani e Salvio Savini. Tra le varie opere è presente un simulacro in legno del XVI secolo di probabile attribuzione a Giovanni Tedesco.
Chiesa del Gesù
Superata la Rocca ed entrati in città il tracciato della via Pievaiola viene a coincidere con il percorso dell'attuale via Vittorio Veneto che, nel tratto iniziale, si allarga a formare piazza Matteotti, sulla quale si affaccia la chiesa del Gesù. L'antica Confraternita del Santissimo Nome di Gesù ebbe sede in origine presso la chiesa e il convento di San Francesco, poi in una piccola chiesa situata nelle vicinanze della porta Perugina nell'area dell'ex caserma dei carabinieri. Qui, nel 1699, la suddetta confraternita si riunì con quella della Misericordia, a sua volta istituita da San Bernardino da Siena presso l'oratorio di San Bartolomeo. Date le accresciute esigenze della nuova istituzione, che intanto si era aggregata alla Compagnia di San Giovanni decollato di Roma, nel 1786 si decise di costruire una nuova chiesa, che è poi quella attuale, nell'area dell'antico ospedale della Misericordia. La chiesa, che con l'annesso campanile fu terminata nel 1798 alla vigilia dell'occupazione francese, presenta una facciata di gusto neoclassico dove sono evidenti i riferimenti al prospetto della chiesa del Gesù di Roma ideato dal Vignola. La stretta somiglianza degli elementi architettonici con la facciata di San Luigi del seminario e con quella di Santa Maria dei Bianchi, ambedue ideate da Andrea Vici, ci induce a ipotizzare un suo intervento. All'altare maggiore è collocato il Simulacro del Cristo Morto, scultura quattrocentesca in legno, oggetto di particolare venerazione. In origine apparteneva alle monache di Santa Lucia, ma poi fu concesso alla Confraternita della Misericordia per le processioni. È per questo motivo che nella processione del Venerdì Santo il Cristo Morto viene portato in adorazione alle clarisse. La chiesa è stata decorata nelle volte e nelle pareti nel 1912 dai pittori fiorentini Enrico Santini e Gualtiero de Bacci Venuti con motivi neorinascimentali di gusto liberty. Nella controfacciata è collocato un organo costruito da Carlo Carletti di Fabriano nel 1857. cite-ref-15[15]
Chiesa di San Pietro
L’edificio, risalente al XII secolo, è posto sul limite delle mura e in relazione all’antica porta della Castello. Fino al 1815 era dedicato a Sant’Antonio abate. In quell’anno vi vennero trasferite la parrocchia dei santi Pietro e Paolo e la Confraternita dei Santi Sebastiano e Rocco dalla demolita chiesa posta nei pressi di palazzo Baglioni. Qui aveva sede la società dei disciplinati di San Salvatore che nel 1508 intraprese consistenti interventi. In quell’occasione venne richiesto a Pietro Perugino un affresco sulla parete di fondo raffigurante san Antonio abate tra i santi Paolo eremita e Marcello, che venne realizzato con la probabile collaborazione dell’allievo Giannicola di Paolo. I personaggi sono ritratti all’interno di una ricca cornice architettonica a forma di portale con una grande lunetta dal notevole effetto illusionistico. Nel 1861, a seguito di un terremoto l’affresco fu strappato dal muro e successivamente riportato su tela. La chiesa, una delle tre parrocchie della città si affaccia serena sulla Chiana romana e il Cetona.cite-ref-16[16]
Chiesa di S.M. dei Servi - Museo Civico Diocesano
La struttura sorge su un antico oratorio del XIII secolo dedicato alla Madonna della Stella. Alla fine del '200, i Servi di Maria vi costruirono la chiesa e il convento, inglobando la cappella preesistente. L'edificio originale era in stile gotico, tipico degli ordini mendicanti, con navata unica, capriate lignee e abside quadrata con volta a crociera. Tra il XVII e il XVIII secolo, l'interno fu radicalmente rinnovato in stile barocco, con decorazioni in stucco bianco e oro che coprirono i precedenti affreschi. Nel 1860, a seguito delle leggi con cui furono incamerati i beni degli enti religiosi, il complesso passò al Comune e la chiesa fu sconsacrata. Dopo i restauri post-terremoto del 1997, i locali sono stati recuperati per ospitare l'attuale Museo.
Il Museo conserva tracce significative della produzione tarda di Pietro Vannucci detto Il Perugino (1517), in particolare l'affresco della "Deposizione dalla Croce". È presente anche un "Compianto sul Cristo morto", dove il Perugino integrò pittura e scultura utilizzando un Vesperbild (Pietà) in terracotta del Quattrocento.
Oggi l’affresco “Deposizione dalla Croce” è oggetto di un restauro virtuale: reversibile, non invasivo, capace di restituire al pubblico la bellezza e la forza emotiva di un capolavoro in buona parte perduto. Questo intervento di videomapping nasce da un’approfondita ricerca iconografica e stilistica. Attraverso la quale è stato possibile ricostruire le figure mancanti, restituendo coerenza narrativa e armonia all’insieme.
Di grande impatto è l'altare maggiore del Mazzuoli, affiancato da statue in stucco dei beati Giacomo Villa e Matteo Lazzari. Si segnalano inoltre il coro ligneo e l'armadio della sagrestia del 1628. Sotto le stratificazioni barocche sono riemersi frammenti di affreschi, tra cui la "Madonna della Stella tra i Santi Pietro e Sebastiano".
L'antica cantina del convento, caratterizzata da volte a crociera e mattoni a vista, ospita ora i reperti etruschi provenienti dalla tomba dei Pulfna, scoperta fortuitamente nel 2015 nella zona di San Donnino - Poggiovalle.
Oltre alle opere originarie della chiesa, il museo espone tele di proprietà ecclesiastica e comunale provenienti da tutto il territorio, con opere di autori quali Cesare Nebbia, Salvio Savini e Antonio Circignani.
La cripta
Sotto l'abside della cattedrale sono visibili i resti di un'antica costruzione fatta con colonne e pilastri sostenenti quattro archi che vanno a riunirsi in un pilastro centrale di forma ottagonale. Questo locale era destinato a ricevere le salme dei vescovi; queste, successivamente vennero rimosse e portate in cattedrale. Fu costruita forse sulle rovine del tempio pagano esistente in epoca etrusca e romana e della chiesa cristiana fondata da Vestina nel V secolo. Si è giunti a questa conclusione poiché questa fabbrica è preesistente alla chiesa romanica. Adesso è rinvenuta una mostra delle reliquie dei SS. Gervasio e Protasio.
Il convento e la chiesa di San Francesco
La documentazione storica attesta che circa l'anno 1280, i padri francescani acquistarono dai monaci benedettini un oratorio dedicato a san Bartolomeo con una casetta e una modesta porzione di terreno su cui fabbricarono il presente convento e una spaziosa chiesa di cui non se ne conosce la struttura poiché distrutta nel 1776, a eccezione della facciata, rimasta originale fino al rosone e nella sua altezza complessiva. Il campanile fu costruito (o forse ricostruito) nel Seicento come leggibile dall'incisione su un mattone. Internamente la chiesa è stata completamente rinnovata secondo il gusto settecentesco. Tra le altre opere, vi è conservata anche una mwaruPentecoste, opera giovanile di mwaryAntonio Circignani.cite-ref-17[17]
Del primitivo convento rimane un solo muro ove restano visibili finestre piccolissime in corrispondenza delle celle dei frati. Nel secolo XV, a causa dell'aumento della comunità religiosa francescana, vennero distrutti tre lati della fabbrica per aumentarne l'ampiezza e la lunghezza del complesso e si creò all'interno del cortile un nuovo portico dove venne mantenuto l'antico oratorio di San Bartolomeo. Va ricordato che nel 1426, San Bernardino da Siena soggiornò a Castel della Pieve e all'interno proprio di questo oratorio istituì la Confraternita della Misericordia che vi rimase fino al 1567. Successivamente divenne il refettorio dei francescani. Al suo interno si trova un importante affresco del secolo XIV con la mwarwCrocifissione, popolarmente noto come il "Pianto degli Angeli", la cui attribuzione al pittore senese mwar4Jacopo di Mino del Pellicciaio è oggi accettata dalla critica senza riservecite-ref-18[18]. Con il tempo l'azzurro oltremare del fondo è sparito lasciando visibile il colore scuro della preparazione sottostante. Anteriormente, alcuni caratteri della mwasmscuola senese, in particolare di quella del mwasqBarna, fecero credere che l'autore dell'mwasuaffresco fosse Nicola di Bonifazio Senese, il quale verso la fine del Trecento, si trasferì a Castel della Pieve. Per sei secoli i religiosi conventuali abitarono questa struttura e nel 1860 l'abbandonarono. La chiesa oggi è intitolata alla Madonna di Fatima e nei locali del vecchio convento rimane l'oratorio.
Altro
Nel territorio comunale, da segnalare la chiesetta della Madonna della Sanità, a 2mwasg km a sud del capoluogo: vecchio romitorio con timpano romanico, e all'interno, al di sopra dell'altare, si trova una tela della scuola del mwaskPerugino. Molto interessante, soprattutto, il borgo-castello di Salci che fu un ducato autonomo dei mwasoBandini e dei mwassBonelli per 292 anni, fino all'mwaswUnità d'Italia. Degno di nota è inoltre il Palazzo Laval della Fargna, edificio in stile mwas4tardo barocco romano, appartenuto alla famiglia Fargna fino ai primi del Novecento e oggi sede degli uffici comunali.
Il borgo di Salci
Le prime notizie di questo borgo, abbandonato, risalgono al 1243, anno scelto da mwatyFederico II per definire i confini dei possedimenti di Castel della Pieve. La strada per Salci fu realizzata solo nel 1834 (sotto il penultimo duca Pio Camillo I Bonelli) sulla traccia dell'antico percorso.cite-ref-19[19]
La posizione strategica del minuscolo territorio (0,03mwatw km² circa) tra Città della Pieve e mwat0Orvieto e di "cuscinetto" tra due più grandi Stati (mwat4Granducato di Toscana e mwat8Stato Pontificio) ne aveva fatto fin dal medioevo oggetto di aspre contese. Il borgo appartenne per molto tempo ai Bandini di Castel della Pieve (dove si ammira ancora il loro palazzo), discendenti dal condottiero Vanni. Nel 1568 mwauaPio V elevò la signoria al rango di ducato concedendolo a mwaueLucrezia Bandini, unica figlia di Bandino III e di Giulia Cesarini. La scomparsa nel 1570 della duchessa portò il piccolo feudo pontificio ai piemontesi Bonelli (Michele e il fratello Cardinale Alessandrino), congiunti di mwauqpapa Pio V che ne furono titolari fino al 1860.cite-ref-20[20] Nel 1886 il borgo fu venduto a Vittoria di Mirafiori, figlia di mwaukVittorio Emanuele II di Savoia e di mwauoRosa Vercellana che fece edificare nei dintorni un castello neogotico. Successivamente il borgo fu incamerato dal comune di Città della Pieve.
Società
Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere
Secondo i dati ISTATcite-ref-22[22] al 31 dicembre 2024 la popolazione straniera residente era di 775 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
mwavkRomania 211 3,17%
mwavsAlbania 114 1,71%
Infrastrutture e trasporti
Strade
Città della Pieve è attraversata dalla mwav8strada statale 71 Umbro Casentinese Romagnola, che ivi, al km 74+200, si congiunge con la mwawastrada statale 220 Pievaiola. Inoltre a fianco della frazione pievese di Ponticelli si trova l'mwaweautostrada A1 Milano-Napoli.
Ferrovie
Il comune era servito dalla mwawqstazione di Città della Pieve, dal 2017 declassata a mwawuposto di movimento.
Cultura
Teatro degli Avvaloranti
Intorno al 1590 esisteva a Città della Pieve un’Accademia letteraria, dapprima denominata degli “Inculti”, poi degli “Insensati”, infine dei “Neghittosi”. L’Accademia dei Neghittosi nel 1720 costruì un teatro in legno, ma a seguito delle aumentate esigenze, nel 1830, deliberò di costruire nello stesso luogo un edificio in muratura. Parallelamente venne creata un’Accademia teatrale denominata degli “Avvaloranti, che fu separata da quella letteraria. Il teatro, progettato dall’architetto Giovanni Santini in stile neoclassico, fu inaugurato nel 1834, quasi un omaggio al progresso, rappresentato dalla conclusione dei lavori di bonifica della Valdichiana e della strada “Cassia orvietana”. Molti particolari decorativi sono andati perduti a causa di un crollo; tra tutti le decorazioni a grottesca dei palchetti e della volta e il telone, dipinto intorno al 1870 da Mariano Piervittori, raffigurante “Il Perugino con la moglie Chiara Fancelli e un gruppo di scolari, tra cui Raffaello”. Sotto l’edificio e in collegamento con l’antistante Palazzo della Fargna si svolge una fitta rete di gallerie rivestite in parte in laterizio di cui è tuttora ignota la destinazione.cite-ref-23[23]
Media
Televisione
A Città della Pieve sono stati girati gli episodi delle prime sei stagioni della serie TV mwaxqmwaxuCarabinieri. Il set è stato l'antico Seminario Diocesano oggi riconvertito e sede dell'Istituto Professionale di stato Italo Calvino di Città della Pieve in via Santa Maria Maddalena 34 - e il bar mwaxyMatucci in Piazza Matteotti.
Cinema
Nella campagna pievese e nella piazza antistante Palazzo della Corgna i fratelli mwaxkPaolo e Vittorio Taviani girarono le scene iniziali del film mwaxomwaxsSan Michele aveva un gallo.
Arte
Opere del Perugino a Città della Pieve
• mwayqmwayuAdorazione dei Magi (mwayy1504) nell'Oratorio di Santa Maria dei Bianchi
• mwaygBattesimo di Cristo e mwaykMadonna in Gloria e Santi nella mwayocattedrale
• mwaywDeposizione della Croce nella chiesa di Santa Maria dei Servi
• mway4Sant'Antonio Abate tra i santi Marcello e Paolo Eremita nella chiesa di San Pietro
Eventi
Palio dei Terzieri
Dal 1973, si svolge in agosto il Palio dei terzieri, una mwazirievocazione storica di 12 giorni che culmina con la "caccia al toro", una gara di mwazmtiro con l'arco tra i terzieri "Borgo dentro", " Casalino" e "Castello", in cui tre arcieri per ogni squadra cercheranno di colpire una sagoma roteante.cite-ref-24[24]cite-ref-25[25]
Durante il periodo paliesco molte sono le rievocazioni di elevato valore storico, artistico e culturale:
- mwaz4Uscita del Banditore e Fiera di San Rocco (Terziere Castello);
- mwaaaLancio della Sfida tra i Terzieri (15 agosto);
mwaai- Festa a palazzo in onore del patrono San Rocco (Terziere Castello, 16 agosto);
mwaaq- Notte del Barbacane (Terziere Casalino);
mwaay- De Burgi Gaudio (Terziere Borgo Dentro);
mwaag- Spettacolo di Bandiere in notturna (Compagnia di sbandieratori e musici di Città della Pieve);
mwaao- Alimentazione e banchetti ai tempi del Perugino (Taverne dei Terzieri);
mwaaw- Cortei storici e Caccia del toro;
Tale manifestazione è organizzata e gestita dall'Ente Palio dei Terzieri costituito dall'Amministrazione Comunale e dai tre terzieri in cui si suddivide la città.
Terzieri
I Terzieri nascono come tripartizione amministrativa della città medievale. Nel 1250 i terzieri compaiono nell'atto di sottomissione a Perugia quando, dopo una breve parentesi di libertà comunale dovuta alla protezione dell'imperatore Federico. Il di Svevia, Castel della Pieve veniva definitivamente riassoggettata dalla città del grifo. In quegli anni Castel della Pieve, costantemente ghibellina, si era modellata su Siena, la più grande potenza filoimperiale dell'Italia centrale per opporsi a Perugia, di parte guelfa. E proprio al periodo di affermazione delle libertà comunali risale la definitiva conformazione urbana, pervenutaci pressoché intatta fino ai giorni nostri. È curioso notare che la forma della città assomigli a un’aquila, simbolo dell'imperatore, che avanza minaccioso verso Roma. Le tre parti dell'aquila coincidono con i terzieri, che a loro volta alludono alle tre classi sociali: alla testa corrisponde il terziere Castello o classe dei cavalieri, gli aristocratici che andavano alla guerra con il cavallo; alla pancia, il terziere Borgo Dentro o Borghesia; all'ala-coda il terziere Casalino o classe dei pedoni, I contadini inurbati che andavano alla guerra a piedi e usavano l'arco o la balestra. Tra il XV-XVI secolo, come. riferiscono gli eruditi locali, a imitazione di Siena, anche a Castel della Pieve si svolsero le cacce del toro, rudimentali corride con l'uso di lance. I terzieri non potevano infatti non imitare le contrade in quella che fu la prima forma di palio a Siena: la caccia del toro, Il toro era quello di colore bianco dell'antica e possente razza chianina. Oggi i terzieri rievocano l'antica caccia del toro sfidandosi al tiro dell'arco su sagome in forma di toro chianino collocate su una pedana circolare mobile. Il periodo In cui si eseguivano le cacce del toro coincide con quello in cui visse il più grande figlio di Città della Pieve, Pietro Vannucci detto il Perugino (circa 1450-1523). E proprio al maestro di Città della Pieve si ispirano ancor oggi i costumi dei circa 700 figuranti che compongono il corteo storico che sfila ogni anno la penultima domenica di agosto in concomitanza del Palio dei Terzieri e la Caccia del Toro.cite-ref-26[26]
Economia
Artigianato
Ferro battuto
Tra le attività economiche più tradizionali, diffuse e attive vi sono quelle mwabgartigianali, come la rinomata lavorazione del mwabkferro battuto, finalizzata alla produzione di lampadari, lanterne, attrezzi domestici e oggetti raffiguranti animali.cite-ref-aci-27-0[27]
Laterizio
La produzione del laterizio, materiale con il quale è stata edificata la città, è documentata fin dal XIII. Nel 1253 Perugia iniziava a lastricare la piazza del Comune con mattoni provenienti da Castel della Pieve e nel 1277 ordinava alle comunità di Castel della Pieve e Deruta di produrre 100 mila mattoni per le proprie esigenze edilizie. La lavorazione del laterizio è arrivata fino ai giorni nostri: nella frazione di Ponticelli, situata nella valle, si trovano laboratori artigiani che tramandano le antiche tecniche.cite-ref-28[28]
Agricoltura
Zafferano
Lo zafferano oggi conosciuto soprattutto come spezia pregiata, ha avuto in passato un ruolo molto più ampio, e a Città della Pieve rappresentava una vera risorsa economica. Nel Medioevo la sua coltivazione era già diffusa e considerata così importante da essere protetta con leggi specifiche: non tutti potevano coltivarlo e si cercava di mantenere il controllo della produzione all'interno del territorio. Con il passare dei secoli, le regole diventarono ancora più dettagliate, arrivando a stabilire obblighi fiscali, controlli sul raccolto e sanzioni per chi non rispettava le disposizioni. Il motivo di tanta attenzione era legato soprattutto all'industria tessile locale. lo zafferano, infatti, veniva utilizzato per tingere i tessuti prodotti in città, come panni, velluti e sete, attività favorita anche dalla presenza d'acqua in abbondanza nel territorio. Dopo essere stato a lungo abbandonato, oggi lo zafferano è tornato a essere coltivato a Città della Pieve, recuperando una tradizione antica e contribuendo nuovamente all'identità e alla valorizzazione del luogocite-ref-29[29]
Il merito della reintroduzione della coltivazione dello zafferano va all'agronomo Alberto Viganò, che negli anni '80 riprese a piantare i bulbi nelle sue proprietà. Grazie a questa iniziativa pionieristica, Città della Pieve ha recuperato una tradizione medievale d'eccellenza, culminata nel 2002 con la creazione di un consorzio dedicato mwacw"Il Croco di Pietro Perugino - Zafferano di Città della Pieve Alberto Viganò".cite-ref-30[30]
Amministrazione
| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 27 Ottobre 1946 | 1952 | Giacomo Antonio Cecconi | PCI - PSI | Sindaco | |
| 25 Maggio 1952 | 1956 | Giacomo Antonio Cecconi | PCI - PSI | Sindaco | |
| 27 Maggio 1956 | 1960 | Solismo Sacco | PCI - PSI | Sindaco | |
| 6 Novembre 1960 | 23 Maggio 1962 | Paolo Giometti | PCI - PSI | Sindaco | |
| 1962 | 1970 | Gino Bombagli | PCI - PSI | Sindaco | |
| 1970 | 1975 | Marino Serafini | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 15 Giugno 1975 | 1980 | Marino Serafini | Partito Comunista Italiano | Sindaco | |
| 23 giugno 1980 | 30 giugno 1990 | Danilo Fonti | Partito Comunista Italiano | Sindaco | [ 31 ] |
| 4 luglio 1990 | 23 aprile 1995 | Palmiro Giovagnola | Partito Comunista Italiano Partito Democratico della Sinistra | Sindaco | [ 31 ] |
| 24 aprile 1995 | 13 giugno 1999 | Palmiro Giovagnola | Centro-sinistra | Sindaco | [ 31 ] |
| 14 giugno 1999 | 13 giugno 2004 | Claudio Fallarino | Centro-sinistra | Sindaco | [ 31 ] |
| 15 giugno 2004 | 7 giugno 2009 | Claudio Fallarino | Centro-sinistra | Sindaco | [ 31 ] |
| 8 giugno 2009 | 25 maggio 2014 | Riccardo Manganello | Centro-sinistra | Sindaco | [ 31 ] |
| 26 maggio 2014 | 26 maggio 2019 | Fausto Scricciolo | Partito Democratico | Sindaco | [ 31 ] |
| 27 maggio 2019 | 9 giugno 2024 | Fausto Risini | Centro-destra | Sindaco | [ 31 ] |
| 10 giugno 2024 | in carica | Fausto Risini | Centro-destra | Sindaco | [ 31 ] |
Gemellaggi
Note
cite-note-template-divisione-amministrativa-abitanti-11. mwagcmwaggmwagkBilancio demografico mensile anno 2026 (dati provvisori), su mwagodemo.istat.it, mwagsISTAT.
cite-note-divamm-sismica-21. mwag8mwahamwaheClassificazione sismica (mwahimwahmXLS), su mwahqrischi.protezionecivile.gov.it.
cite-note-template-divisione-amministrativa-gradi-giorno-32. mwahgmwahkmwahoTabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (mwahsmwahwPDF), in mwah0citerefmwah4Leggemwah8 mwaia26 agosto 1993, n. 412, allegato A, mwaieAgenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.mwaii 151. mwaimURL consultato il 25 aprile 2012 mwaiq(archiviato dall'mwaiuurl originale il 1º gennaio 2017).
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cite-note-2222. ↑ mwarqmwarumwaryStatistiche demografiche ISTAT, su mwarcdemo.istat.it. mwargURL consultato l'11 marzo 2012 mwark(mwaroarchiviato il 25 gennaio 2012).
cite-note-2323. ↑ mwar4mwar8mwasaTeatro Comunale, su mwasecittadellapieve.org.
cite-note-2424. ↑ mwasumwasymwascGeo 2021/22 - Città della Pieve, su mwasgRaiPlay, 5 maggio 2022. mwaskURL consultato il 25 novembre 2022.
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cite-note-aci-2727. ↑ mwat0mwat4Atlante cartografico dell'artigianato, vol.mwat8 2, Roma, A.C.I., 1985, p.mwaua 13.
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cite-note-3030. ↑ mwau4mwau8mwavaSito del Consorzio Il Croco di Pietro Vannucci, su mwavezafferanodicittadellapieve.it.
cite-note-interno-313. mwawuhttp://amministratori.interno.it/
Bibliografia
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• G. Bolletti, mwawsNotizie istoriche di Città della Pieve, Perugia, 1830.
• U. Diligenti, mwaw0Bonelli duchi di Salci, Firenze, 1872.
• F. Dufour - V. Bittarello, mwaw8Città della Pieve. Città d'arte, Perugia, 2007.
• F. Canuti, mwaxeNella patria del Perugino, Perugia 1926.
• P. Litta, mwaxmBonelli di Roma duchi di Salci, Milano, 1840.
• L. Tronti, mwaxuGli stemmi gentilizi della Nobiltà Romana, Roma, 1868.
Voci correlate
• mwaxkDucato di Salci
• mwax0Parco del Lago Trasimeno
• mwax8Strada statale 220 Pievaiola
• mwayeVal di Chiana
• mwaymFornace Frazzi
• mwayuCesare Orlandi
• mwaycLa Via del Trasimeno
• mwaykValle del Nestore
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Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su comune.cittadellapieve.pg.it.
• citerefsapere-itCittà della Piève, su sapere.it, De Agostini.